Home | Foto | Album | Diario
 
mozia
marsala
minoa
grecia
vicino_oriente
ancyra
 
archivi
 
archivi
 
messaggio

 

Cenni storici su Ancyra o Ankrina e i ritrovamenti sul Collerotondo


Della misteriosa Ancyra o Ankrina conosciamo poco; esisteva nell’anno 396 a. C., e non è stata oggetto di indagini specifiche. Sappiamo che, secondo Cluverio, era posta su una collina tra i monti Pecuraro (o Kaprianus) e Platanella, sulla destra del fiume Halykos (risalendo dalla sua foce e quindi sulla sinistra rispetto alla sua sorgente), non lontano da Heraclea, a circa sette miglia. Da ricognizioni sull’odierno Collerotondo, sono emerse tracce di un insediamento greco, quali la presenza di cocci di ceramica a vernice nera e monete, che hanno fatto ipotizzare la collocazione di Ancyra su questo colle.

Lo studioso Giuseppe Otto afferma di aver trovato sul Collerotondo: “Resti di abitazioni incavate per metà nelle rocce gessose sul lato SE, cocci ellenistici raccolti intorno; nella pianura la necropoli nel vigneto. A circa mezza altezza corre un muro di cinta con bastioni e dietro il muro si possono vedere le fondamenta delle case. I cocci raccolti dimostrano che il colle era abitato soltanto nell’età del bronzo e dopo dai Greci dal IV al II secolo a. C. Cluverio, Airoldi e Burigni collocarono in questo sito l’Ankyra di Diodoro o Ankrina di Tolomeo.

Diodoro cita Ankrina come una città sicana che servì da rifugio in occasione dell’invasione dell’esercito di Dionisio nel 396 a. C. Si sa, inoltre, che la città fu prima sottomessa dagli Akragantini ed infine distrutta intorno all’anno 104 a. C., durante la guerra servile. L’esercito romano, guidato da Licinio Nerva, oltrepassò il fiume Alba, giunse in vicinanza del Kaprianus (Monte Sara), dove si erano asserragliati circa 2.000 schiavi e, dopo qualche esitazione, preferì oltrepassare l’Halycus e giunse ad Ancyra (Collerotondo). Gli schiavi, guidati da Vario, opposero una tenace resistenza, ma furono sconfitti e trucidati. Ancyra fu distrutta e l’esercito romano proseguì verso Heraclea.

Alcuni secoli dopo, sulla cima della collina, fu costruita una fortezza di modeste dimensioni, probabilmente Platanello. Ancor oggi si possono ammirare le basi della roccaforte, nelle cui vicinanze si trovano cocci di ceramica medioevale ed araba.

Ancyra sul Collerotondo

Quasi del tutto inesistente è la cartografia relativa al sito di Ancyra sul Collerotondo, dove sono state effettuate delle ricognizioni, ma non è stato mai eseguito alcuno scavo stratigrafico. Pertanto la carta archeologica che segue è interamente il frutto di una mia attenta ricognizione della zona.

Risalendo il corso del fiume Platani dalla foce in direzione della sua sorgente, a circa 11 Km dall’abitato di Heraclea Minoa, si incontra, sulla destra della riva, il Collerotondo. Esso si staglia imponente sulla campagna del territorio di Cattolica Eraclea per 265,30 metri sopra il livello del mare e presenta una forma sostanzialmente quasi circolare ed a cono tronco. Per questo si pensa che sia stato chiamato nel tempo Collerotondo (in dialetto Culutunnu). La sommità è costituita da un pianoro ampio circa 1800-2.000 mq con una forma quasi triangolare. Nel lato Sud-Ovest, a quota 190-200, si trova un altro terrazzo molto più esteso ma non perfettamente piano. Dalla sua sommità si può vedere lo sviluppo del Platani sino alla sua foce nel mare Mediterraneo al di sotto dell’abitato di Heraclea Minoa. Tutta la collina è ricoperta da numerosi reperti ceramici.

Nella parte medio-bassa della collina sono abbondanti i frammenti di ceramica greca a vernice nera.Man mano che si sale, si intensifica la presenza di ceramica verde invetriata. La sommità della collina è ricoperta quasi interamente da cocci di ceramica invetriata, sia verde solcata sia verde senza decorazioni, e di ceramica acroma. Scarsi sono i frammenti di vernice nera. Purtroppo l’elevata frammentarietà dei reperti (orli, fondi, anse e colli) rende difficile la ricostruzione della morfologia dei recipienti originali. Sulla cima, inoltre, sono visibili i resti di un’abitazione incavata nella roccia. Nel versante Sud-Est si trova una struttura muraria, costituita da blocchi di pietra gessata del luogo, legati da malta cementizia di colore grigio, presumibilmente quel che resta dell’antica fortificazione medievale, che circondava il pianoro sommitale. L’archeologa M. S. Rizzo, infatti, individua nel sito uno dei due “castra” (l’altro è identificato col Monte della Giudecca) che nel periodo medievale sorgevano su “due colline sulla riva destra del Platani”.

Le scarse risorse economiche, forse anche la negligenza delle autorità preposte, hanno senz’altro contribuito a lasciare il sito incustodito. Il luogo è stato visitato da pochi studiosi ed appassionati, ma mai nessuno scavo stratigrafico sistematico è stato eseguito, nonostante le evidenti risultanze archeologiche.

1 A. HOLM, Geografia antica di Sicilia, Palermo, Edizioni Librarie Siciliane, 1871, p. 84.

2 G. OTTO, Cattolica Eraclea e i suoi dintorni, Vienna, 1978, p. 6.

3 M. S. RIZZO, Distribuzione degli insediamenti di età arabo-normanna da Agrigento al Belice, “Dagli scavi di Montevago e di Rocca di Entella un contributo di conoscenza per la Storia dei Musulmani della Valle del Belice dal X al XIII secolo”, in Atti del Convegno Nazionale a cura di G.Castellana 27-28 ottobre 1990, Assessorato BB.CC.AA. e P.I. Soprintendenza per i BB.CC.AA. di Agrigento, Ind. Tip. Sarcuto, Agrigento, 1992, p. 184.   

© Tratto dalla Tesi di Laurea di Francesco Martorana©   
 
 
firefox 
oo.org