Con la fine dell’età di Uruk, nella bassa Mesopotamia si assiste dapprima a un periodo di sviluppo demografico ed economico (chiamata fase Gemdet Nasr), che è seguito però da un periodo di crisi, il cosiddetto periodo Protodinastico I (ca. 2900-2750 a.C.), caratterizzato soprattutto dalla totale interruzione dei contatti commerciali sulla lunga distanza.
La fase del nuovo sviluppo è identificata con i periodi Protodinastico II (ca. 2750-2600 a.C.) e III (IIIa = 2600-2450 a.C. ; IIIb= 2450-2350 a.C.). Il periodo Protodinastico è caratterizzato dall’affermazione di una organizzazione di tipo più “laico”, con lo sviluppo di importanti complessi palatini e dalla trasformazione della scrittura da pittografica in logografica e poi logografico-sillabica. La presenza di documenti amministrativi, ma anche storici e giuruduci consente di tracciare un quadro più completo della storia mesopotamica: si entra in una fase propriamente storica.
I centri direzionali, le città-stato, si moltiplicano, sì che il sud sumerico appare densamente popolato, con siti in concorrenza tra loro per l’accesso alle risorse, sia locali sia di importazione, mentre più a nord appartengono alla cultura numerica anche Mari, sul medio Eufrate e Assur sul medio Tigri. I centri maggiori del periodo, oltre alla già secolare Uruk, Ur ed Eridu, sono, da sud a nord, Lagash, Umma, shuruppak, Nippur, Kish ed Eshnunna. Il territorio, controllato dalla città-capitale, comprende una rete di grossi villaggi, nei quali sono decentrate alcune attività amministrative, e di villaggi agricoli più piccoli, mentre aumenta la quota della popolazione dipendente dal palazzo e dal tempio. Palazzo e tempio vengono identificati con un unico termine sumerico “è” (casa); se il tempio è la casa del dio, ulteriormente qualificato da aggettivi che ne esaltano di norma l’altezza e lo splendore (*), il palazzo è, usualmente, semplicemente l’è-gal, la (casa grande). In esso risiede il sovrano, definito ensi e del lugal: il primo termine ha carattere più sacrale indica una certa dipidenza dalla divinità, mentre il secondo è più laico e si traduce “ uomo grande”; nessuno dei titoli, comunque, corrisponde esattamente sl titolo di re.
Con la definizione della struttura palatina si vengono anche chiarendo gli specifici compiti dell’ensi e del lugal, che sono responsabili della costruzione di monumenti e del mantenimento della casa del dio, dell’escavazione di canali, della difesa della comunità dai nemici umani e dalle forze ostili della natura e, quindi, in ultima analisi, della conservazione dell’ordine divino. È in questo ambito che si assiste all’elaborazione dell’iscrizione regale e dell’editto di riforma, vale a dire dell’atto di ristabilimento della giustizia che caratterizza l’ascesa al trono di ogni nuovo sovrano.
Con il periodo Protodinastico IIIb, gli elementi desunti dai testi di archivio e dalle iscrizioni reali costituiscono ormai un quadro abbastanza omogeneo con la Lista Reale numerica, che integra e completa i dati archeologici: da essi si ricostruiscono le complesse vicende dei conflitti regionali, che portarono alla formulazione graduale dell’aspirazione del dominio “universale” e all’affermazione di sovrani che tentarono di allargare il loro predominio, come Lugalzaggesindi Uruk (ca. 2350 a.C.). Contemporaneamente, l’apparato amministrativo centrale si potenziava ulteriormente, mettendo in grave crisi i contadini più o meno indipendenti, sottoposti a un peso contributivo sempre più difficile da sostenere.
A cura di Marcello P.
Bibliografia
F. Pinnock, lineamenti di archeologia e storia dell’arte del vicino oriente antico, università di Parma, istituto dell’arte, 2004.